Gorizia capitale della cultura 2025: Borderless ma non troppo

L'impressione che mi resta al termine del soggiorno a Gorizia è di una città bella, ma impreparata a una rassegna così importante, forse nemmeno troppo entusiasta di ospitarla. Al netto di qualche eccezione, si respira il tipico clima di avversione al foresto che si percepisce in altre località con una vocazione non particolarmente turistica. Mi ha un po' ricordato l'atmosfera di certi luoghi in una delle nostre bellissime e amatissime regioni, sapete quella lingua di terra che confina con la Francia e si affaccia sul mare? 

Ad ogni modo, anch'io vengo da una città media in cui il turista, o il cliente in generale, non è visto di buon occhio, quindi non mi sono lasciato scoraggiare. Ma per quanto possa essere critico nei confronti della mia città, credo che neanche lei avrebbe raggiunto i livelli di ostilità e impreparazione che ho visto a Gorizia. Ecco dunque una prima crepa nel concetto di "Borderless", il filo conduttore di tutta la rassegna: il campanilismo si avverte già all'interno della città stessa.

Eppure, Gorizia si è unita alla slovena Nova Gorica per imbastire quella che su tutti i cartelloni ufficiali viene definita con orgoglio la "prima capitale della cultura transfrontaliera". L'idea è bella e interessante: nella famosa piazza della Transalpina, dove una volta sorgeva un muro tra le due nazioni, ora si può passeggiare liberamente avanti a indietro e la sensazione di unione è tangibile. Ma solo per merito degli sloveni. E più avanti vedremo perché.

Per ora basti dire che dal lato sloveno si respira un'aria diversa, più tranquilla e accogliente. Bisogna ammettere che la maggior parte degli eventi sono stati organizzati dal lato italiano, lasciando a Nova Gorica le briciole, bel segno di fratellanza da parte nostra. Allora gli sloveni hanno preso il viale della stazione e lo hanno trasformato in un centro di eventi. Campi sportivi improvvisati affollano il viale che sfocia su un piazzale chiuso da un ampio palcoscenico con musica ed esibizioni dal vivo in successione continua. 

E questo palco con il baracchino delle birre sulla sinistra mi fa sentire in armonia con gli amici di oltreconfine molto più di tutte le mostre organizzate (male) dal lato goriziano. Qui l'atmosfera è serena: le barriere linguistiche vengono a cadere perché loro sanno parlare benissimo l'italiano o nel peggiore dei casi lo capiscono, i tavolini sono a disposizione della gente, che ci si accampa portandosi anche la roba da mangiare comprata altrove, i bicchieri di plastica dura possono essere restituiti per riavere la cauzione da due euro oppure tenuti per sè, i biliardini sono gratuiti e a disposizione di tutti, le palline già pronte all'interno, non devi andarle a chiedere o lasciare documenti, codice fiscale e atto di nascita per averle. Ed è pieno di bagni chimici piuttosto puliti. Tutto qui, direte voi? Qualche tavolino, i bagni e il bicchiere restituibile sono segno di fratellanza? 

Vi dirò una cosa: le ultime volte che sono stato a eventi simili in Italia, il bicchiere me lo sono dovuto comprare per forza, il cibo me lo sono dovuto comprare, sempre per forza, nei food truck sovraprezzati e sedermi solo nei tavolini di loro pertinenza, altrimenti la vigilanza o il proprietario del truck veniva a dirmi di sloggiare, i bagni erano pochi e sporchi. E i bagni sono proprio il simbolo di tutto quello che sto cercando di dire. Siccome sono a disposizione del pubblico e non fruttano guadagno, li si può buttare lì senza troppa attenzione, anzi si percepisce l'insofferenza dell'obbligo di dover offrire questo servizio al pubblico. Tutt'intorno, invece, appare evidente la solerzia nel cercare di spillarti soldi, la cura dei food truck, decorati e carini, l'efficienza nel servirti le birre, ogni tipo di pagamento possibile e immaginabile, insomma la strada spianata ogniqualvolta devi tirare fuori il portafoglio. Quello che risalta ai miei occhi in queste occasioni è sempre la differenza tra il servizio pubblico, offerto quasi con fastidio, e l'offerta privata, che esprime cura e attenzione al dettaglio. Non mi sento più una persona, solo un consumatore. E il colmo è che spesso questi eventi si tengono in luoghi pubblici.

Sul viale della stazione di Nova Gorica non percepisco niente di tutto questo. I food truck chiudono alle otto, in sfregio a qualunque logica commerciale, mi prendo una birra buonissima e generosa al canonico prezzo di 5 euro (il birrificio, locale, si chiama Reservoir Dogs) e me la bevo sui tavolini con le patatine comprate all'In's che tiro fuori dallo zaino assieme all'hummus di ceci per condirle. La vigilanza privata messa a controllare la zona non si cura minimamente di me, né di nessun altro a dire il vero, e io giro liberamente per il fronte palco con la mia birra e il mio sacchetto di patatine, ascoltandomi un gruppo di rapper locali. Guardo a destra e vedo una locomotiva a vapore d'epoca esposta sui binari, con i bambini che si arrampicano sopra e corrono sulla caldaia, mentre dietro di loro, oltre la ferrovia, si ergono tre ecomostri di nuova costruzione sullo sfondo del Monte Sabotino in un mix di paesaggio naturale e urbanizzazione selvaggia. Avete capito bene? I bambini si arrampicavano e correvano sulla locomotiva d'epoca con le madri, incuranti, che chiacchieravano sedute sugli scalini della stessa. 

Immaginatevi la stessa scena in Italia. Intanto le madri sarebbero impazzite intimando ai figli di scendere e paventando il rischio di disgrazie e menomazioni irreversibili. Ma va beh. In aggiunta, però, si sarebbe presentato l'appuntato Esposito chiedendo i documenti alla madre e, perché no, anche al figlio, intervenendo a tutela della legge e del bene pubblico con l'ausilio dei mezzi che la legge gli mette a disposizone: verbale, contravvenzione, ...in ottemperanza, ...codice penale, ...comma..., ...danneggiamento... E qui veniamo al succo della questione.

Documenti prego

Il confine fisicamente non esiste più, ma non ditelo agli italiani: qui il confine esiste e loro ci tengono a farvelo sapere. In che modo? Facile facile: con le forze dell'ordine. Dal lato sloveno non ho visto l'ombra di un poliziotto, mentre dal lato italiano basta oltrepassare il confine segnato dalla targa celebrativa dell'ingresso della Slovenia nell'Ue per essere amichevolmente accolti da una camionetta dei carabinieri o da un paio di volanti della polizia o anche da entrambe, perché da queste parti quello che si festeggia è la fratellanza tra le varie branche dell'onorata forza pubblica, unite per tutelare la sicurezza del nostro territorio. Perché questo, sapete, è un confine caldo, il pallone del torneo di calcetto potrebbe attraversare il confine e mettere a rischio la sovranità territoriale. La polizia è ovunque. Gira per la città, alla stazione ci chiede i documenti mentre prendiamo i biglietti, è sulla piazza della Transalpina, simbolo della distruzione dei confini. Ma ecco il colmo, un altro.

Faccio il "tour del contrabbando", organizzato da un'associazione slovena per ricalcare le orme dei vecchi contrabbandieri che cercavano di attraversare il confine jugoslavo con merci non consentite. L'ottima guida Anja ci spiega tutto in perfetto italiano, poi ci fa vedere un sentierino "segreto" che usavano i contrabbandieri per evitare di attraversare il valico principale. Praticamente si passa sopra la ferrovia e si scende dall'altra parte, in territorio italiano. Scendiamo su una stradina sterrata di un metro e mezzo di larghezza, costeggiata da case. Qui cominciano le stranezze. Intanto la guida va avanti per controllare che non ci siano carabinieri di pattuglia che ci fermerebbero per un controllo e, nel caso, spiegare loro per l'ennesima volta che si tratta di un tour organizzato e mostrare le proprie credenziali. Poi attraversiamo il confine e ci accoglie una fototrappola montata su un albero. Facciamo "Cheese" e proseguiamo. Scendiamo lungo le case e al termine della discesa chi troviamo? Una bella camionetta dei carabinieri con cinque/sei di loro che ci squadrano da capo a piedi. Uno di loro si mette un po' di traverso e ci guarda truce. "Buongiorno", ma poi non ci ferma. Niente dice "Welcome to Italy" meglio di una bella camionetta!

È davvero necessario? "Eh ma i flussi migratori", direte voi. Sì, ma i flussi migratori esistono anche nell'altra direzione, visto che, come ci assicura la guida, si passa anche dalla Slovenia per andare verso l'Austria e il Nord Europa, eppure lì, come dicevo, neanche l'ombra di un poliziotto. Poi dai, sarà mica quello il fronte caldo delle migrazioni, ripeto che si trattava di una stradina sterrata in una zona residenziale, e anche il valico principale non era certamente trafficato. Ah, per inciso, al valico principale il posto di blocco era solo dal lato italiano e solo in quella direzione ho visto delle macchine fermate. Nell'altro senso, il gabbiotto era sguarnito. "Borderless", "Borderless", "Borderless". Meglio ripetere un po' di volte il titolo della rassegna, per essere più chiari. Cioè, se si aveva il timore che una manifestazione del genere potesse essere un pericolo per l'ordine pubblico, per la sovranità nazionale, si poteva scegliere una località diversa. Ma la realtà è che non esiste alcun pericolo e noi abbiamo perso l'ennesima occasione per fare bella figura.

 

P.S.: Con la bici, partendo da Gorizia e passando da Nova Gorica, andate a prendere la ciclabile che da Salcano percorre la valle dell'Isonzo in Slovenia fino a Canale, è bellissima (al netto dell'obbrobrioso cementificio piazzato in mezzo alla natura) e il servizio di noleggio bici elettriche di Gorizia (Fagotour) è ottimo. 



-Plida

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