In difesa dei laureati



Rispondo qui all'articolo di Francesco Ceccamea su Sdangher, che trovate a questo link: https://www.sdangher.com/2025/05/09/abbasso-la-squla/

Nell'articolo, Francesco parla di come spesso la scuola non sia altro che uno strumento di potere, una palestra di obbedienza per insegnare fin da subito alle giovani menti a rispettare le regole, anche le più assurde, di un sistema fondato sull'oppressione. Si sofferma su come la scuola gli abbia provocato un odio profondo per certi autori che poi ha riscoperto in seguito o non è più riuscito ad abbordare perché l'odio sviluppato ai tempi è ancora ben radicato in lui.

Fin qui il discorso fila e mi ci ritrovo abbastanza, anche se so di molte persone che non hanno vissuto la scuola allo stesso modo, però poi Francesco comincia a introdurre nelle sue considerazioni una nuova figura, una figura astratta, rappresentante univoca di un'intera categoria che non merita né sfumature né eccezioni, una massa compatta e granitica, un enorme banco di pesci che si muove all'unisono, nella stessa direzione. 

Stiamo parlando della figura del laureato. Francesco si vanta di "saperne quanto un laureato", di leggere libroni che manco i laureati, di tradurre spezzoni di saggi e di avere una libreria migliore dei laureati, che studiano solo perché devono e non mossi da un vero desiderio di sapere come lui.

Caro Francesco, ma chi sono i laureati come entità? 

Ma sai che c'è? Voglio stare al gioco ed ergermi a portavoce di noi laureati per contrappormi a voi non laureati. 

Intanto, l'impressione che ho è che voi dobbiate sempre in qualche modo giustificare la vostra scelta di vita e provare al mondo intero che anche voi potete. "Vedi, anch'io lo so fare", dite con espressione divertita, soddisfatta: anche questa volta vi siete dimostrati superiori a quegli stupidi laureati, che hanno portato a termine il loro percorso di studi e ora non leggono nemmeno le opere di Bertrand Russell. 

Sembra quasi che i laureati siano lì con il dito puntato contro di voi o a parlottare tra loro in toni di scherno ogni volta che li incrociate. Perciò dovete farvi valere e dimostrare una volta per tutte che voi non siete da meno. Un conoscente che lavorava alla Decathlon ci teneva a ricordarmi, ogni volta che lo vedevo, che lui gudagnava più di me. "Più di te che sei laureato", diceva. Altri conoscenti che sono usciti dalle superiori e sono entrati nel mondo dell'IT non hanno bisogno di sbandierarmi la loro busta paga, ci pensa il loro stile di vita a sancire la loro superiorità economica. Uno di questi, inoltre, legge dei libroni sulle battaglie della Seconda Guerra Mondiale e ha appena finito Guerra e Pace. 

Ecco, Francesco, quel librone nozionistico sulle battaglie della Seconda Guerra Mondiale io non lo leggerei mai, lo trovo inutile, e anche Guerra e Pace non lo tocco perché non mi interessa minimamente. Ed è proprio questo il punto. Noi non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, ci possiamo disinteressare del librone che ha definito i canoni della letteratura occidentale perché non dobbiamo dimostrare a voi di essere i detentori del sapere ultimo. Questa è un'idea tutta vostra: ci sono i laureati nell'Olimpo della società, che governano il mondo dall'alto del loro monte inaccessibile, avendo ottenuto il potere in virtù della loro conoscenza scolastica, mentre sotto ci siete voi che vi unite contro il nemico comune che vi deride da lassù. Caro Francesco, non ti preoccupare, siamo in un paese in cui le professioni qualificate sono tra le meno pagate d'Europa, nonché uno dei paesi europei con il minor numero di laureati. Perciò, non c'è bisogno che tu o il tizio della Decathlon ce lo ricordiate costantemente: lo sappiamo già che siete messi meglio di noi. Non c'è nessun Olimpo dei laureati e non c'è nessun laureato sotto il letto, ho controllato, tranquillo.

Poi ti lamenti che la scuola è più che altro, per come è intesa oggi, un organo di repressione e dici che quando hai lasciato l'università ti sei sentito in colpa per non aver perserverato, ma che non avresti dovuto fustigarti perché il sistema scolastico è pensato per deprimerti e compromettere la tua autostima. Posso essere in parte d'accordo, ma dobbiamo fare delle dovute distinzioni. Ora, l'università non è la scuola dell'obbligo, perciò hai la possibilità, quando ce l'hai, di scegliere. Da quello che mi pare di capire, tu hai scelto liberamente una cosa di cui eri interessato, e già qui sei stato fortunato perché in molti scelgono una facoltà solo per soddisfare delle pressioni familiari. Poi però fai qualche esame e decidi che non fa per te e allora via con la storia della repressione. E no, caro Francesco, con l'università questo discorso non funziona più. Visto che, mi par di capire, tu non hai subito particolari pressioni, la scelta di andare, così come di abbandonare l'università, è stata del tutto tua. Non è che chi ha proseguito è più prono ad abbasare il capo e ubbidire mentre tu sei il vero ribelle che non è voluto sottostare alle regole del regime. Ti svelerò un segreto, anche noi siamo consapevoli di tutto ciò che non funziona nel sistema scolastico, lo abbiamo vissuto per anni sulla nostra pelle, più anni di te. Nonostante questo, siamo andati avanti cercando di approfittare di quanto c'è di positivo in questo sistema, cercando di apprendere il più possibile, nonostante le mille difficoltà, cercando di indirizzare i nostri interessi e la nostra personalità anche quando la struttura intorno a noi ci intimava di andare in un'altra direzione.

Ma tu hai rifuggito tutto questo e ora ti poni come quello furbo. Anche qui, non ti preoccupare, lo sappiamo già che siete voi quelli furbi. Anche perché, caro Francesco, noi siamo circondati da voi. Voi siete i nostri genitori, i nostri amici, i nostri capi. Voi regolate le nostre vite. I nostri genitori ci hanno fatto studiare, talvolta nella speranza di evitarci la vita di fatica che hanno svolto loro, e noi, anche per rispetto ai loro sforzi economici, abbiamo portato a termine il nostro percorso, sebbene in certi casi, bisogna ammetterlo, fosse più una volontà loro che nostra, ma questo è un altro, lunghissimo discorso. Quindi noi sappiamo chi siete, come ve la vivete e vediamo bene che, nel complesso, ve la passate meglio. Che tu ci creda o no, Francesco, non abbiamo passato gli anni dell'università a sbeffeggiare i nostri genitori per l'assenza di un titolo di studio altisonante sulla parete della loro camera, se mai è proprio in quegli anni che abbiamo cominciato a realizzare che il loro stile da vita e potere d'acquisto da boomer (inteso nel senso anagrafico del termine) per noi sarebbero rimasti per sempre un'utopia. Inoltre, spesso è proprio da loro, che sono operai, impiegati o statali, che abbiamo ereditato la passione per una cultura del tutto personale.

Infine, Francesco, tu ti sei liberato dalle catene di un sistema scolastico oppressivo, ma sei sicuro di non esserti costruito delle catene del tutto personali? Mi spiego meglio. Ti vanti di aver letto per tre volte la Storia della filosofia occidentale di Bertrand Russell e di altri successi accademici (pubblicazione di libri e saggi, traduzioni). Intanto qui rilevo una prima contraddizione. Ma come, Francesco, pensavo che non contasse il sapere accademico. Allora perché ti vanti di essere alla pari, anzi meglio, dei laureati proprio su questo terreno? Non dovresti rifiutare questo tipo di conoscenza, da te considerato uno strumento del potere? Poi dici di aver letto Russell solo per tuo piacere, non "per poterlo dire". Che strana precisazione, Francesco. Sei proprio sicuro di non portare avanti la tua attività intellettuale più accademica solo perché vuoi dimostrare a te stesso e al resto del mondo la validità delle tua scelte di vita e il tuo valore come persona? Solo per poter dire che tu traduci gli spezzoni dei saggi di Mario Praz e i tuoi amici laureati no? Francesco, ma chi ha mai dubitato che tu ne fossi in grado?

Perciò, Francesco, basta con queste distinzioni. Viviamo in una società dove la tendenza a polarizzarsi, anche sulle questioni più frivole, è fuori controllo, dunque evitiamo di aggiungere altri motivi di divisione. Noi non siamo superuomini che governano il mondo a vostro discapito, se mai il contrario. Siamo scappati di casa che cercano di arrabattarsi in un mondo dalle tinte tutt'altro che rosee, proprio come voi


 -Plida

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