Così ho deciso che l'obiettivo doveva essere quello di "territorializzare" la mia vita e avere il lavoro e la quotidianità a portata di bicicletta. Volevo evitare di dovermi servire di mezzi motorizzati tutti i giorni e percorrere dei chilometri anche solo per raggiungere dei luoghi di svago, uno stile di vita che avevo condotto per tutta la prima parte della vita e che, col senno di poi, mi aveva davvero logorato.
Per una serie di fortunate circostanze, unite alla volontà, sono riuscito nel mio intento e ora la mia quotidianità si svolge nei pressi della casa in cui abito, la bicicletta è il mio principale mezzo di trasporto: le distanze me lo permettono, le dimensioni della città sono favorevoli a questo stile di vita.
E allora perché qui ci sono così tante macchine?
Le grandi città hanno tanti difetti, ma sono state le prime e le più decise a chiudere i centri storici al transito di veicoli. Lontano dai loro riflettori, invece, la situazione è ancora grigia. Qui dove abito il centro storico è per metà romano e per metà medievale, quindi ci sono i classici "vicoli" del centro, stretti e dalla pavimentazione irregolare, che sfociano su due grandi piazze, di cui una è la piazza del Duomo. Ebbene, in questi vicoli, e nelle piazze, passano ancora le macchine. C'è una zona a traffico limitato, ma è chiusa solo in fasce orarie molto limitate, e l'impressione è che il lasciapassare sia concesso a molti, dai residenti alla consegna merci, tanto che comunque il traffico risulta sostenuto.
Vediamo con stupore le foto di piazza Duomo a Milano negli anni settanta con le macchine parcheggiate ai piedi della cattedrale. Beh, qui la situazione non è molto cambiata, le auto percorrono in tutta libertà la piazza per poi infilarsi in uno degli strettissimi vicoli che da essa si diramano. Sul lato ovest ci passa persino l'autobus. Quando c'è il mercato, solo quel lato viene lasciato libero per permettere il transito dei veicoli. Così abbiamo autobus e macchine che rasentano le bancarelle, facendo lo slalom tra pedoni, passeggini e cani, spuntando all'improvviso da angoli ciechi. Ed è tutto normale.
Le macchine dei residenti che girano in centro, poi, non sono mai piccole city car elettriche adatte ai piccoli spazi che offre la città: sono sempre, e sempre non è un'iperbole, come minimo dei suv, nel migliore dei casi una station wagon, nel peggiore un pick-up all'americana oppure... un Hummer. In uno dei vicoli più stretti c'è una palazzina con un cortile a cui si accede tramite un portone automatico che dà sulla strada. Se siete fortunati, assisterete alla manovra dell'Hummer. Vedrete in lontananza il veicolo giallo acceso che gira a fatica nel vicolo per poi percorrerlo rasentando i muri e le vetrine dei negozi. E tu pedone, quando lo vedi arrivare, ti devi infilare nel primo negozio che trovi e rintanarti fino ad avvenuto passaggio. Se ti trovi in corrispondenza del portone, devi rimanere dentro al negozio finché il fenomeno non ha finito di entrare in retromarcia nel suo cortile, con margini di manovra inferiori al centimetro. A quel punto, puoi uscire e proseguire. Una volta ho provato a commentare la scena con un compagno di disavventura con cui condividevo il rifugio e lui mi ha fatto notare che il pass sul parabrezza indicava che era residente, quindi poteva transitare. Insomma, tutto normale.
Nei vicoli che lo permettono, i lati della strada sono adibiti a parcheggio, perciò in un modo o nell'altro nel centro storico lo spazio pedonale è limitato a una striscia di 50 cm a lato della strada, dove bisogna incastrarsi con chi proviene dal lato opposto. In questa situazione, il centro storico non è certo dei più vivi, le attività commerciali sono in crisi, il turismo non decolla. Volete sapere qual è la conclusione a cui sono giunti i residenti e i commercianti della zona? È colpa dei parcheggi! Ci vogliono più parcheggi, la gente non può parcheggiare ai margini del centro e raggiungere a piedi il corso o la piazza del Duomo (tempo totale dieci minuti) per fare shopping, che è il fine ultimo di ogni essere vivente. E poi, si sa, andare a piedi o in bici è pericoloso.
Sì, è pericoloso perché ci sei tu con il tuo mega suv che mi rasenti il manubrio ogni volta che mi passi di fianco.
Una psicosi collettiva, non c'è altro modo di definirla. Ogni volta che un'amministrazione comunale ha provato a irrigidire la zona a traffico limitato o intensificare il processo di pedonalizzazione si sono alzate le barricate. Ci hanno provato con la via che ospita la più grande scuola elementare della città. Ma la reazione è stata feroce e ora la ztl si attiva solo dopo l'orario di ingresso a scuola, così davanti all'edificio si crea una fila di macchine parcheggiate che si estende per mezzo chilometro, fino alla piazza in cui sfocia la via, ostacolando il traffico, compresi i grossi autobus che la percorrono in entrambe (!) le direzioni. È un vero carnaio: grosse macchine ai lati della strada, altre che si fermano in mezzo per lasciar scendere i bambini che si lanciano all'attraversamento per raggiungere l'ingresso della scuola, schivando autobus, auto, moto e biciclette che si infilano dappertutto. Sulla stessa via è ora presente un deposito non meglio identificato dove approdano, ebbene sì, dei TIR. Una mattina, all'orario esatto in cui si consumava la scena sopra descritta, si presentano all'incrocio due TIR che dovevano girare dentro la via della scuola per arrivare al deposito. Nessun problema, i vigili urbani hanno bloccato il traffico all'incrocio per permettere ai due bestioni di infilarsi, piazzandosi in mezzo all'incrocio per cinque minuti.
Ma la saga dei TIR non finisce qui. Per scaricare, questi devono posizionarsi, in retromarcia, in una minuscola piazzetta sulla sinistra, quindi nel senso opposto al senso di marcia da cui accedono. Allora, traendo spunto dall'autobus che, facendo capolinea nella piazza più grossa al termine della via, fa una bella inversione a U per proseguire la corsa in senso opposto (sì, è la prassi ufficiale), hanno imparato a fare la stessa manovra. Ma la piazza non è abbastanza grande per contenere i due autoarticolati, perciò gli ottimi autisti (e lo dico senza ironia) mettono il muso nel vicolo sul lato ovest della piazza, occupandolo per intero, poi fanno retromarcia mettendo il posteriore sull'altra via di accesso sul lato opposto, poi rimettono il muso nel senso di marcia desiderato e ripartono. Se arrivate nel momento giusto, vedrete un tir perfettamente perpendicolare alla piazza, con il muso e la coda nascosti dai palazzi delle vie in cui si è infilato, che blocca ogni uscita. Allora, con la vostra biciclettina vi girerete per tornare sui vostri passi, ma ecco la sorpresa: l'altro TIR è proprio lì, che attende il suo turno, affiancato dall'autobus che, approfittando del tappo al traffico momentaneamente creato dal primo TIR, effettuerà a fatica, con mille correzioni, la consueta inversione a U per raggiungere il suo capolinea, dove poi si fermerà, a lato del TIR in attesa. E voi rimarrete lì, accerchiati, senza via di fuga. Guarderete la targa del palazzo davanti a voi: è la sede di Legambiente.
Una mattina ero lì con la bici quando i vigili hanno bloccato il traffico per far passare i TIR e mi sono guardato intorno. Non vedevo particolari reazioni di sdegno. Gli studenti in bicicletta stavano già pensando alla traiettoria ottimale per superare gli ostacoli che gli si paravano davanti. Gli automobilisti sbraitavano ma non diversamente da come sbraitano ogni volta che le cose non vanno secondo i loro piani, i vigili, impassibili, cercavano di facilitare le manovre. Mi sembrava di essere l'unico a cogliere l'insensatezza di quella situazione. Era tutto normale.
Il diritto all'automobile è il più inalienabile per gli italiani, quello per cui sono maggiormente disposti a battersi. Toglietemi tutto, ma non la mia macchina. Io pretendo che mi sia garantito il diritto a stare nel traffico, a sgomitare per i parcheggi, a impiegare più tempo del necessario per percorrere il mio tragitto, a lamentarmi con le amministrazioni perché non ottimizzano le città per garantirmi questo diritto. L'automobilista troverà ogni tipo di scusa per non privarsi del suo tesoro: in bici sudo, gli autobus non funzionano, eh ma la gente che viene da fuori, eh ma i disabili. Ma poi non sono disabili, non vengono da fuori, non hanno mai preso l'autobus né la bicicletta. E spesso l'amministrazione, avida di consensi, esegue.
Per me è inconcepibile che in una città così piccola e potenzialmente pedonale ci sia un tale numero di macchine, ma ancora più inconcepibile è la convinzione comune che tutto ciò debba essere preservato e garantito. Vedo un'unione di intenti, vedo macchine sempre più grandi, vedo sempre più incidenti. Cioè, siete persino pronti a morire per questo privilegio. Perché?
Il sistema ha le sue logiche per spingere in una determinata direzione, ma tu non sei obbligato a seguirle.
-Plida
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