Perché un blog? Perché ora? Perché tu?

Non mi piace parlare di me. Che è un po' quello che dicono tutti quelli a cui piace parlare di sè. Me lo concedo qui solo perché sono protetto dal velo dell'anonimato e quindi parlo di me senza che voi sappiate chi sono, che è come se non stessi parlando di me. Per quanto vi riguarda, potrei anche essere un personaggio immaginario e il vero me il semplice narratore di questa storia. 

Ma questa non è una storia, il che fa di me un falso narratore o forse solo un io narrante. Chi lo sa. Ecco, creata questa confusione posso finalmente cominciare a parlarvi di me: mi presento. Anzi no.

Mi piace creare arte. Che frase altisonante. Solo nell'anonimato riesco a essere così spocchioso, ma forse solo così riesco a essere chi sono davvero. La mia arte tende ad essere molto cerebrale, il che a volte mi blocca dal crearne altra. Sento di avere molto da dire, ma in certi casi il solo pensiero di tutto lo sforzo che mi ci vorrebbe per esprimermi come vorrei mi fa passare la voglia. So a cosa voglio puntare, ma spesso le mie capacità non mi permettono di ambire così in alto, soprattutto in certi campi, perciò spesso rinuncio. L'unico ambito in cui sento di essere sintonizzato con le mie ambizioni (parliamo sempre di ambizioni artistiche, e del tutto personali) è la musica, ma non la musica in generale, solo un particolare sottogenere in cui sento di essere a mio agio. 

Eppure ho tante idee e vorrei metterle in atto. La scrittura, per esempio. Ecco un campo in cui non mi sento all'altezza delle mie idee. Ho scritto dei testi e mi sono anche piaciuti, ma lo sforzo di buttarli giù mi ha fatto passare la voglia per un po'. Sì, perché deve essere sempre tutto perfetto, non devo tralasciare alcun particolare, alcuna imprecisione, devo prevedere ogni possibile critica e confutarla ancor prima che il lettore possa esprimerla. Insomma, devo essere più furbo del lettore, non mi fregate. Ma così è estenuante. Inoltre mi sono fissato una serie di paletti che non migliorano certo l'esperienza, come il fatto di scrivere solo a mano, prima una brutta poi una bella (e poi eventualmente ricopiare tutto digitalmente), su quaderni dedicati. Insomma, le classiche prescrizioni che poi ostacolano la creatività, anche se c'è chi dice che la favoriscano. Non per me. 

Nella musica, anzi nel sottogenere di nicchia che è il mio territorio, sono abbastanza sicuro da andare avanti per la mia strada, ma nella scrittura, che a dire il vero è l'unica altra arte che tento di approcciare, non funziona così. Le mie insicurezze le risolvo con la pignoleria, ma ciò non fa che trasformare l'istinto creativo in un esercizio cerebrale, e questo non va bene. E non mi piace.

E dunque eccoci al blog, un luogo dove poter sperimentare senza farsi troppi problemi. Un luogo dove posso usare espressioni del tipo "senza farsi problemi" e non preoccuparmi dell'appropriatezza lessicale, del registro linguistico e di tutta una serie di problemi formali che stavano avendo la meglio sui contenuti. Un luogo dove posso esprimermi senza filtri, tranne quelli che inconsciamente mi impongo io stesso, senza dover difendere a spada tratta le mie opinioni e dunque, ahimè, la mia persona. Forse è una mia impressione, ma io non mi sento più tanto libero di esprimermi, e non perché il GOVERNO me lo impedisce, ma perché ho il sentore che ogni cosa che dico potrà essere usata contro di me in tribunale, il tribunale di quelli che sono dalla parte giusta. 

E la parte giusta non l'ho stabilita io, né sono stato in alcun modo contattato per avere una mia opinione in merito. Difatti, sono spesso dalla parte sbagliata. Però non ho neanche voglia di mettere tutta la mia persona in gioco per giustificare la mia preferenza per il pecorino toscano rispetto a quello romano. "Ah e così tu sei uno da pecorino toscano eh? Da te non me lo sarei proprio aspettato. Ma come, tu che ti proclami un amante dell'amatriciana poi dici che il pecorino toscano è una spanna sopra? Vedi di deciderti." Le sfumature non sono ammesse. Un tratto di personalità deve essere incasellato ad altri in un puzzle preconfezionato che va a formare la tua persona.

MA IO DICO NO! Qui mi voglio esporre, contraddire, rimangiare la parola, senza che ci sia qualcuno con il ditino puntato a farmelo notare. E ovviamente tu, lettore, se esisti o mai esisterai, sarai lì con il tuo ditino, a farmi notare tutto questo. E non posso neanche darti torto.

 

-Plida

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