Se una persona ha un ascendente su di te, che sia un'attrazione fisica o un qualche tipo di affinità emotiva, quella persona ha potere su di te. Se poi l'affinità è la stessa anche da parte sua, il potere si equivale e sparisce. Ma affinché sparisca, il potere deve essere lo stesso, soppesato al milligrammo, per entrambe le parti. E questo succede molto raramente, anche perché è difficile rinunciare totalmente alla propria posizione di potere, perciò anche in rapporti che ormai non si basano più su una disparità, si tende comunque a trovare degli escamotage per riaffermare saltuariamente il proprio potere, in modo da non essere totalmente scoperti su quel fianco.
A volte le logiche di potere si creano naturalmente, inconsapevolmente, perché ci trasciniamo nel rapporto interpersonale le dinamiche malate che regolano la nostra società e che subiamo o perpetriamo quotidianamente. Altre volte, tuttavia, queste vengono sfruttate con un certo grado di consapevolezza, o almeno senza pensarci troppo, con la convinzione che in fondo non si sta facendo nulla di male. Questo succede, ad esempio, quando si suscita volontariamente nell'altro un desiderio, che poi però non viene soddisfatto. A quel punto nell'altro non si vede più una persona, ma uno specchio migliora-immagine, utile per avere delle conferme del proprio potere, ma poi abbandonato sulla parete fino al prossimo utilizzo.
E così tutta la retorica contemporanea dell'emancipazione femminile si basa su rapporti di potere: la rivincita delle donne per anni di repressione è stata quella di ribaltare la disparità di potere a proprio vantaggio. E in che modo? Appunto suscitando costantemente nell'uomo dei desideri che poi non vengono soddisfatti. Da qui nascono poi tutte le perversioni di vendita del corpo sotto le varie forme che il mondo contemporaneo consente. Ma questo è il simbolo di una società ancora fortemente non liberale, sebbene questa normalizzazione venga venduta come una conquista di libertà.
La verità è che l'unica cosa che è stata sdoganata è la possibilità, anche da parte delle donne, di avere una loro logica di potere, quando prima solo l'uomo era nella posizione di esprimere questi comportamenti. Perché tanto il potere è per questa società il valore più nobile, l'unico degno di essere perseguito senza remore.
Ma il potere può essere esercitato anche al di fuori della sfera fisica, ad esempio ergendosi moralmente al di sopra dell'altro. È questo il caso di quando una delle due parti vuole uscire dalla logica di potere e fa il primo passo. Basta poco per sottrarsene, però così si perderà tutto il proprio potere in favore dell'altro e bisogna essere preparati: ora la palla è nelle mani dell'interlocutore, che può decidere se approfittare di questo improvviso momento di superiorità e dare il colpo di grazia, forte dell'assoluta superiorità morale (cioè di potere) così acquisita, oppure sottrarsi anch'egli e mettersi sullo stesso piano. Questo, tuttavia, potrebbe segnare la fine stessa del rapporto, che, spogliato delle disparità di potere su cui si fondava, non ha più ragion d'essere.
Nel corso della nostra vita, nel nostro piccolo ci ritroviamo continuamente detentori o vittime del potere e dobbiamo imparare a riconoscere queste situazioni per gestirle al meglio, evitando di soverchiare l'altro solo perché ne abbiamo, in quel momento, la possibilità. Questo sarebbe un primissimo passo verso l'obiettivo ultimo, ossia l'eradicazione totale delle logiche di potere dai rapporti interpersonali.
Quando sei seduto al bar con gli amici e una persona ti sfila davanti, il tuo sguardo ti dà potere su quella persona: scegli bene come utilizzarlo. E hai potere quando sei in macchina e devi far attraversare la strada a un pedone o lasciare spazio a un ciclista; quando sei il capo dei tuoi dipendenti; quando sei l'insegnante dei tuoi allievi; quando sei il medico dei tuoi pazienti. Insomma, in ogni situazione in cui l'altro ha bisogno di te per proseguire la sua vita. Ricordati sempre che il potere è un costrutto sociale. Cambia società e magari quel potere non esiste più, quindi non pensare che sia un diritto acquisito: qualcuno te lo ha concesso, con dei meccanismi che di sicuro tu non hai contribuito a determinare e che forse, se ti fermassi a pensare, non condivideresti nemmeno. Non è che siccome il potere ce l'hai tu, è giusto che tu ce l'abbia: invece di gloriartene, sentiti un po' in difetto e sarai una persona migliore. Subisci questo sistema invece di farlo tuo e ti renderai conto di tutte le contraddizioni.
"TRADIRE" O "LIBERARE"
E hai potere quando hai una relazione e attiri, volontariamente o meno, le attenzioni di qualcun altro. In quel momento il tuo potere è assoluto, perché l'altro sa di doversi affidare in tutto e per tutto alla tua scelta di contravvenire alle norme sociali per attuare quello che viene spregiativamente chiamato tradimento. Pensate a come ancora, in una società che si pone come simbolo del liberalismo, il tradimento sia considerato un peccato capitale e indicato con questa parola così giudicante, inappellabile. E tutto perché è solo un modo molto efficace di uscire da un rapporto di potere, smontando ogni tipo di costrizione sociale.
Proviamo infatti a vedere la cosa da un altro punto di vista. Come detto, in una situazione del genere, l'altra persona è nelle tue mani, tu solo puoi decidere di rinunciare al tuo potere. Ma l'unico modo che hai è appunto quello di tradire. Ora proviamo a cambiare parola e invece di "tradire" usiamo "liberare". Improvvisamente stai usando il tuo potere per uno scopo nobile, cioè liberare l'altro da questo rapporto di subordinazione che ha nei tuoi confronti. Ovviamente siamo ancora nell'ambito di una logica di potere, ma almeno ora, avendola riconosciuta, non la sfrutteremo per soverchiare l'altro, piuttosto per aiutarlo.
Ma il quadro è più complicato di così. Infatti, bisogna considerare anche il potere che il partner ha su di te. Cioè, per liberare l'altro devi chiedere un'autorizzazione al partner, che si troverà a sua volta nella posizione di dover rinunciare al suo potere per poter soddisfare la tua richiesta e infine liberare l'interessato, che ora si trova all'ultimo anello di questa catena di potere. Magari il partner non accetta e tu a quel punto per "liberare" non hai altra opzione che "tradire".
Ma insomma, anche il partner ha i suoi superiori, ossia tutto un sistema sociale che gli impedisce di effettuare liberamente la propria scelta, un sistema che lo guarda storto e lo chiama "cornuto" o "cornuta" se rinuncia al proprio potere. D'altronde una simile scelta è una prima incrinatura nella perfetta struttura di autocontrollo della popolazione.
Così, questa soluzione, che chiaramente non è giusta a priori, non viene neanche ponderata, anzi non si possono nemmeno considerare le varie alternative per regolare il rapporto senza che nessuno degli interessati sia vittima di una logica di potere. Il potere deve rimanere intatto. È così e basta, e così si va avanti, in un continuo proliferare di subordinazioni e soverchiamenti che rende tutti infelici. Ma almeno il sistema sta a galla.
- Plida
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