"Norimberga" il film: Hollywood alla frutta

Bisogna dire che il cinema hollywoodiano non ha mai spiccato per profondità, ma certamente nel tempo ha sfornato, a suo modo, dei capolavori. E ciò che li rendeva tali era la capacità di raccontare. Storie avvincenti come in certi film americani non le ho più trovate in nessun'altra cinematografia: vicende dal ritmo serrato, colpi di scena, recitazione atta allo scopo, tutti elementi che contribuivano a tenere lo spettatore, parafrasando appunto un detto di oltreoceano, "sul bordo del sedile". 

Difatti, trovo che i migliori film americani appartengano a un genere di cui gli Stati Uniti hanno la paternità, ossia il thriller, in tutte le sue declinazioni (noir, poliziesco, storico). Sì, anche la Storia può essere narrata in maniera coinvolgente e il cinema hollywoodiano non è parco di esempi. 

Per entrare in tema, ricordo, per esempio, "Il processo di Norimberga", film (mini serie per la precisione) con Alec Baldwin che narra le peripezie del giudice Jackson di fronte alla sfida di instaurare e poi condurre il processo più celebre della storia. Era quello un classico film hollywoodiano, con canoni riconoscibili, un andamento tipico e un finale scontato, ma aveva anche tutti i pregi di quel cinema, ossia una narrazione magistrale. Ora, per essere precisi, il regista di questo film del 2000 è canadese, la produzione è canadese-americana, ed è un film TV, quindi non è l'esemplare hollywoodiano per eccellenza, ma di quel cinema ha tutti i topos, incluso Alec Baldwin.

E infatti, a un certo punto durante la visione ho pensato che questo nuovo "Norimberga" di James Vanderbilt fosse un remake del film del 2000, perché certe scene sono tali e quali, ma alla fine non era così, non ufficialmente almeno. Certo, l'impalcatura è molto simile, i personaggi anche, la trama non ne parliamo. Sì, è stata aggiunta la vicenda dello psichiatria, forse più per evitare un'accusa di plagio che per altro, ma in ogni caso non aggiunge molto alla storia.

Come, direte voi? Non dovrebbe essere la vicenda principale del film? 

Uno dei problemi è proprio questo. La vicenda principale è quella dello psichiatra o quella del processo? Dal titolo del film, ci si aspetterebbe la seconda, però poi in realtà tutto si concentra sulla prima, ma la seconda ha un peso fin troppo rilevante per fare solo da sfondo alla prima, ma è affrontata in modo troppo superficiale da poter fungere da trama principale. Così abbiamo due vicende di egual peso narrativo, affrontate entrambe con approssimazione. Il processo viene imbastito con qualche intoppo facilmente superato ("abbiamo convinto i russi", urla la segretaria e come per magia sparisce un ostacolo che sembrava insormontabile) e finisce con una veloce risoluzione di una situazione di stallo tramite l'intervento di un "deus ex machina" che fino ad allora non aveva avuto alcuna rilevanza. 

Si riscontra il solito paternalismo di quando gli americani affrontano episodi della storia europea, o della Storia in generale. Ovviamente, loro ne sono i protagonisti assoluti, sono i buoni e i trionfatori. O forse no? Già, perché al termine di questo film esco dalla sala senza capire bene per chi mi volesse far parteggiare il regista. Ora, chiariamoci, ci sono film che usano l'ambiguità in maniera intelligente e anche nelle vicende più atroci portano lo spettatore a capire le ragioni del "cattivo", a immedesimarsi in lui e a lasciarlo con il dubbio che "forse non aveva tutti i torti". Stiamo parlando di una scelta consapevole del regista, che richiede un'abilità e un'attenzione particolari, nonché il supporto di una sceneggiatura accurata, sottile. Purtroppo, non è questo il caso. 

Vi sembra normale che io esca dalla sala rivalutando Goring? Le ragioni del gerarca sono più convincenti, le confutazioni dello psichiatra non sono all'altezza e il carisma dei due personaggi non è minimamente paragonabile. Uno utilitarista, approfittatore e dall'etica traballante, l'altro portatore di valori per cui è pronto a mettere in gioco la propria vita. Non aiuta il fatto che il ruolo del cattivo sia affidato a un grande Russell Crowe, mentre il buono sia interpretato da un imbarazzante Rami Malek. Ho letto su un'altra recensione che Russell Crowe "giganteggia" in questo film, ed è vero, ma anche perché la competizione è piuttosto scarna. In certi frangenti sembra l'unico in grado di recitare, persino i comprimari più blasonati sembrano persi, il che mi fa pensare che il regista non sapesse bene cosa farsene di questo cast stellare. 

Rami Malek è inguardabile, passa il film con gli occhi all'infuori, il suo caratteristico labbro leporino e le gote all'indentro, intensificando più o meno l'entità di queste caratteristiche in base al momento del film. Cambia espressione solo alla fine, quando la sua disillusione prende il sopravvento e lo sguardo si abbassa, unico momento che salverei della sua interpretazione. 

Ma la sceneggiatura certamente non lo aiuta. Il film è scritto male, la prima mezz'ora è un'infilata di clichè triti e ritriti e il ruolo marginale di Crowe in quei frangenti lascia emergere tutta la goffaggine degli altri attori, del regista e della sceneggiatura. 

L'esempio più lampante della disparità tra Crowe/Goring e Malek/psichiatra Douglas è in una delle scene clou del film, quella in cui, teoricamente, le due visioni vengono a scontrarsi fino all'eventuale risoluzione in favore di una delle due. Bene, le motivazioni di Goring, accusato di aver comandato l'uccisione indiscriminata di milioni di persone dentro e fuori i campi di concentramento, può essere riassunta così: "inutile fare la morale in guerra, voi americani non vi comportate tanto diversamente quando sganciate le bombe atomiche sui civili inermi o torturate i prigionieri nei campi che certamente avete anche voi, solo che voi avete vinto e potete permettervi di giudicare". Cavoli, il ragionamento fila, il film mi sta quasi facendo parteggiare per i nazisti, ma sentiamo ora l'altro come gli smonta tutte queste convinzioni e mi fa subito ricredere. Risposta di Douglas: "eh, ma nel nostro caso era diverso, quelle morti erano collaterali". 

Ah... Quindi io dovrei parteggiare per te perché voi siete americani e voi potete. Questa è la tua motivazione.

E nella stessa scena ci sono altri scambi di questo tipo. Goring osserva che Alessandro Magno è passato alla storia come condottiero glorioso anche se ha saccheggiato mezzo mondo solo perché è un vincitore. Risposta: "tu non sei Alessandro Magno". Il che corrobora esattamente il ragionamento del gerarca: io non sono Alessandro Magno, ma se lo fossi tutto quello che ho fatto non sarebbe condannato. Poi Goring fa leva sul patriottismo americano e stuzzica lo psichiatra chiedendogli se anche lui non si sarebbe spinto a tanto per difendere il suo Stato. A quel punto mi sarei aspettato una risposta del tipo: "nessuna nazione merita lo spargimento di tutto questo sangue". Invece viene punto sul vivo e alza lo sguardo sbarrando gli occhi, gote più in dentro che mai e labbro leporinissimo, come se avesse avuto un'illuminazione. 

Ok, direte voi, questo è il momento del film in cui il cattivo attira il buono nella propria rete, ma poi il buono si riscatterà sicuramente e capirà tutto il fanatismo che sta alla base di questi ragionamenti. Ehm... non proprio. Perché poi alla fine i buoni trionfano, sì, ma in un modo totalmente becero e amorale, che fa sembrare i nazisti dei campioni di etica. Intanto lo psichiatra viola il segreto professionale e va a spifferare tutto al giudice, tra l'altro su insistenza di quest'ultimo, le prassi processuali vengono cambiate in corso d'opera per evitare a Goring di fare le sue dichiarazioni, i crimini di guerra altrui vengono insabbiati per non smontare l'impianto accusatorio. E così il "bene" la spunta.

Ok, direte ancora voi, quindi è un film di denuncia nei confronti del processo. Ci ho pensato anch'io, ma allora mi sono chiesto: qual è il messaggio? Perché alla fine, quello che mi porto a casa è che i giudici non sarebbero stati in grado di condannare i nazisti senza tutti questi sotterfugi e che gli accusatori fossero così assetati di sangue da mettere da parte ogni forma di diritto per arrivare a una sicura condanna che, forse, altrimenti non sarebbe arrivata. Ma non è esattamente quello che facevano i nazisti nei confronti dei loro avversari politici? Immagino che la risposta che emerge dal film è, di nuovo, che loro sono americani, sono il bene, possono piegare le leggi a loro piacimento per fare in modo che cose come questa non succedano più. Quando in realtà, così facendo stanno esattamente ponendo le basi affinché tutto si ripeta.

Ok, mi rincalzerete, denuncia riuscita allora? Beh, no, perché alla fine non c'è nessuna ambiguità tra bene e male: nonostante tutte le porcate fatte nel processo, gli americani passano ancora come i detentori del bene assoluto e la cattiveria dei nazisti viene sottolineata con facili espedienti sensazionalistici come la sequenza inutilmente lunga dei video reali filmati nei campi di concentramento e quella simpaticissima alternanza dei volti dei personaggi in lacrime o sconvolti. Quindi i nazisti sono cattivi perché il protagonista piange. Eppure, a ben vedere, Goring stesso a quel punto del film ancora affermava di non sapere nulla di quello che succedeva nei campi, di averli concepiti come campi di lavoro, e che la soluzione finale di cui parlava nel documento da lui stesso firmato parlava di emigrazione degli ebrei e non di sterminio. Quindi qual è l'attinenza processuale di quelle immagini? L'attinenza non c'è, quei filmati servono per lo spettatore, per fare leva sulla sua emotività affinché non parteggi per i nazisti che invece sembrano così logici nei loro discorsi. 

Purtroppo, però, la logica continua a essere dalla loro parte fino alla fine del film e su quel piano non vengono mai smentiti. La risoluzione del processo, affidata all'intervento di un britannico (russi e francesi non appaiono mai) non risolve niente in realtà, ma permette di introdurre il messaggio che "solo collaborando si può sconfiggere il male" quando fino ad allora gli americani non avevano collaborato proprio con nessuno. Così la musichetta trionfale e gli sguardi d'intesa tra i personaggi dopo la pronuncia della condanna ("Sembra di guardare Dragon Ball", mi fa notare un'attenta spettatrice) sanciscono ufficialmente la vittoria dei buoni, tralasciando frettolosamente che i buoni non si sono comportati poi tanto bene. Va beh ma avete visto i video dei campi? Eh dai...

L'interprete di origini tedesche, che aveva detto che avrebbe smesso di fumare alla fine della guerra, dopo le esecuzioni esce nel cortile, mette una sigaretta in bocca, ma poi la rimette nel pacchetto e se ne va. Perché il male è sempre in agguato. Sottile eh?... Che vomito.

E così ora i colossal sono questa roba qua. Le nuove star del cinema sono queste (ragazzi, Malek ha vinto un oscar qualche anno fa). Vedo che il Curriculum del regista vanta un solo film all'attivo come regista e diverse sceneggiature scritte per film di azione e di supereroi. Il profilo perfetto, direi, per un film su Norimberga. Devo dire che a volte ho avuto un po' come l'impressione che il regista non sapesse bene di cosa stesse parlando e in più di un'occasione abbia inserito degli "spiegoni" sulla storia dei nazisti e della seconda guerra mondiale perché spinto dalla convinzione che il pubblico, al pari suo, non conoscesse l'argomento. Paradossale la scena in cui il giudice chiede allo psichiatra se conoscesse le leggi di Norimberga e lui... DICE DI NO!! E allora via di spiegone.

Non è la prima volta che riscontro questa mancata ambiguità in una grande produzione americana. Oppenheimer ne è un altro esempio lampante, dove alla fine tutti i dubbi e le remore si risolvono in un facile trionfalismo all'americana. Perciò mi chiedo: a chi sono indirizzati questi film? Forse a un pubblico che non ha più uno spirito critico, un pubblico che non sa andare oltre lo strato più superficiale di ogni vicenda, ma un pubblico che, nonostante questo, vuole sentirsi superiore rispetto a chi va vedere il film di Checco Zalone. All'intervallo, da dietro sento commentare con un accento marcato: "Comunque troppo democratici, io li avrei sgozzati tutti subito". Ecco, quello è il pubblico di riferimento.

Comunque, il film di Zalone è fatto molto meglio. 

-Plida 

 

Commenti