Se la scienza è diventata una religione, mi riservo il diritto di essere ateo (parte I)

A quanto pare sono un no-vax. Non è che sono iscritto a una qualche associazione, non frequento dei circoli riservati a "quelli come me", non cospiro contro i miei nemici, che a quanto pare si chiamano si-vax. Eppure il mondo ha deciso di definirmi così e mettermi nello stesso calderone dei terrapiattisti.

Già, perché lo scetticismo per il vaccino era diventato sinonimo di contrarietà alla scienza, perciò chi lo professava veniva considerato alla stregua di chi crede che la terra finisca alle colonne di Ercole.

Ma a ben pensarci, non è del tutto sbagliato che le due figure siano assimilate. 

In fin dei conti, io stesso credo che i terrapiattisti non facciano male a nessuno: il loro è un modo diverso di vedere le cose, un modo sognante se volete, un modo, anche, di mettere in discussione persino la più assodata delle certezze. 

Ironicamente, il dubbio e la verifica costante sono proprio ciò che sta alla base del metodo scientifico. 

E allora perché tutta questa avversione per chi solleva dei dubbi? La scienza non dovrebbe semplicemente cogliere l'occasione per riconfermare una tesi prendendo spunto da chi ha introdotto una nuova ipotesi?

Cioè, se il mondo scientifico è così certo delle proprie verità, qual è il senso di accanirsi così tanto nei confronti di chi ha un pensiero diverso? Viene da credere che ci sia il timore che gli altri abbiano ragione.

Ma no, non è neanche questo. Il problema non è mai nel contenuto dell'obiezione, il problema è l'obiezione. Non è più concesso dissentire da quello che "la scienza" impone. La scienza diventa un dogma inappellabile, qualcosa in cui si crede ciecamente, con tutto il corredo di "misteri della fede" che ogni religione si porta dietro. 

Puoi non crederci, anche se dovresti sapere che fine fanno i i miscredenti; quello che non puoi fare è metterla in dubbio. Una religione è un pacchetto completo, o lo prendi così com'è o cerchi altrove, e fino a qualche tempo fa era proprio questa inscalfibilità la principale critica della scienza alla religione. Ma a quanto pare non è più un problema.

E siccome ogni religione ha bisogno dei suoi apostoli, chi meglio dei dottori non può assumere questo ruolo nel XXI secolo? D'altronde, loro sanno tutto, così dicono, nulla gli sfugge, hanno la soluzione per ogni problema, se la vogliono applicare, o meglio se li preghi di applicarla, e hanno il potere di punire chi non si attiene ai loro dettami. Vi ricorda qualcosa questa descrizione? Vi dico solo che il verbo "pregare" non è stato usato casualmente. 

Io della religione non so bene cosa pensare, non sono ancora giunto a una conclusione, ma una cosa mi è sempre sembrata abbastanza logica: se c'è un'entità al di sopra degli uomini, questa dev'essere appunto superiore, non può appartenere alla stessa specie. Il concetto di divinità serve a ricordare agli uomini che nonostante tutte le gerarchie terrene che costruiamo nelle nostre società, il potere terreno che rincorriamo è un'inezia in confronto a quello soprannaturale della divinità. Noi, invece, siamo tutti uguali e insignificanti. Tutti dei poveri stronzi, insomma. 

Non ha senso, invece, che sia un uomo stesso a porsi al di sopra di quelli della propria specie. In ragione di cosa poi? Di qualche libro letto? 

Innanzitutto, nessuna costituzione al mondo di un paese democratico segna per iscritto che l'opinione di alcuni vale di più dell'opinione degli altri. Le grandi dichiarazioni libertarie dell'illuminismo, le carte dei diritti che celebriamo ancora oggi sono state frutto della consapevolezza che forse relegare una parte della popolazione a schiavi senza diritto di opinione non era il modo giusto di procedere. Ma ora che ci penso, non le celebriamo più tanto. 

Infatti, sta tornando in voga la convinzione che ci siano certi individui le cui parole hanno più peso di altri, se non più dignità. E nell'epoca Covid sono cadute tutte le maschere e ne abbiamo avuto la conferma. Improvvisamente la scelta personale, sul proprio corpo addirittura, non era più un diritto così inalienabile. Un gruppo di persone, quindi di miei pari, aveva stabilito cosa fosse meglio per me e io lo dovevo accettare. 

Ma già qui sorge un problema. La divinità non si fa mai problemi a imporre qualcosa, ti lancia un diluvio, una piaga e tu subisci. Queste neo-divinità del XXI secolo, invece, si vogliono arrogare il diritto di decidere per l'umanità senza però prendersi le responsabilità che una simile posizione comporta. Così, loro precettano e deridono chi osa ribellarsi alla conoscenza "suprema", ma poi non hanno il coraggio di dichiararsi infallibili, imporre decisioni e subire le conseguenze delle loro azioni. Che divinità di serie B!

Alla fine nessuno mi ha imposto di vaccinarmi: si è salvata la facciata di quella fastidiosa libertà di scelta ancora troppo radicata nelle persone per poter essere estirpata totalmente. Però poi mi hanno vessato in ogni modo possibile per costringermi a seguire le loro indicazioni. Ho subito dei veri e propri ricatti, del tipo: devi farlo se vuoi continuare a lavorare, a vivere in società, a vedere i tuoi cari. Ma noi non ti obblighiamo, sei libero di scegliere. Insomma, un'offerta che non potrai rifiutare...

Allora ho scelto, ma non quello che volevano loro, e per qualche anno ho provato cosa volesse dire vivere da emarginati. Non sono mai stato uno particolarmente integrato nella società e pensavo di essere preparato, ma questo era un altro livello di emarginazione. Tolto il lavoro, la libertà di spostamento, economica, di vita sociale, mi sono ritirato nel mio piccolo monolocale, a espiare le mie colpe. Non importava che io mi sottoponessi al famigerato "tampone" più volte alla settimana e che, di fatto, fossi ben più controllato di chi avessi intorno. Non importava che l'unica salute che mettevo in pericolo fosse la mia, anzi questa sfida estrema al dogma, in nome della quale rischiavo la mia stessa vita, era un'aggravante semmai. Insomma, la mia colpa principale era di aver messo in discussione la divinità.

Così subivo gli sguardi oltraggiati e i commenti di chi conosceva la mia natura di reietto, perché poi anche il resto della popolazione era dalla parte della divinità, la quale era stata brava a infondere la convinzione che fossi io il problema, il principale ostacolo alla normale ripresa delle loro vite. 

E grazie a Dio (quello vero) io avevo un tetto sopra la testa e una persona accanto che potesse provvedere per me in quei momenti. In una situazione diversa, probabilmente sarei finito in strada. E tutto questo solo per aver deciso della mia sorte.  

Qualcuno dirà che me lo merito, anzi qualcuno me lo ha proprio detto. D'altronde, io ho messo in pericolo la vita dei più deboli. Posto che, come già detto, non è così, poiché in virtù della mia decisione io ho preso molti più accorgimenti di chi, sentendosi forte della propria "scienza", ha ricominciato esattamente da dove si era interrotto, fingiamo invece che sia vero e che la mia scelta abbia effettivamente arrecato danni ad altri. Bene, quanta gente è morta in nome della libertà in passato? Tutti eroi, tutti glorificati con statue, vie, fondazioni, perché hanno combattutto delle guerre. 

Quindi mi viene da chiedere: l'unico tipo di sacrificio eroico che la nostra società concepisce è quello di un soldato caduto sotto le armi, vittima di un suo rivale a cui non è riuscito egli stesso a togliere la vita? I caduti sotto la malattia invece, non sono degni di alcun riconoscimento: se vaccinati, sono vittime di quelli come me, se non vaccinati sono stronzi e se lo meritano. E se invece questi ultimi, ma mettiamo anche gli altri, fossero proprio caduti in nome della libertà? 

Se il sacrificio è nobile in guerra, perché non è glorioso in una situazione come questa? Se abbiamo deciso che la vita di qualche persona è meno importante del diritto alla libertà, perché in questo caso non è così? Invece io ne sono ancora convinto, e ribadisco il concetto adattandolo alla situazione: il diritto di scelta vale più della vita di qualche persona.

Ma a ben vedere, la mia colpa principale è stata quella di aver sfidato il sistema. In fin dei conti, non ho fatto nulla, letteralmente, ma proprio questa mia inazione era imperdonabile. Eppure, talvolta persino chi ha aderito al sistema non si è salvato dall'accusa di sovversivismo. C'è una ragazza di 18 anni, per esempio, che era così entusiasta di aiutare gli altri (ma non lo dico affatto con ironia), che ha aderito volontariamente alla campagna di vaccinazione, prima di qualunque costrizione reale o fittizia. Ed è morta per complicazioni. Sovversiva! Come ha osato morire? Come ha osato mettere in discussione tutto così? Non ascoltatela, è solo un'anarchica: il vaccino è sicuro, il vaccino è efficace, il vaccino è vita!

Così la sua storia è stata oggetto di insabbiamenti, smentite, umiliazioni, derisioni. Ma alla fine era tutto vero. E persino le divinità hanno dovuto ammettere l'evidenza dei fatti, senza ovviamente subire alcuna conseguenza.

Ecco, la storia di questa ragazza si è già persa nel tempo, come le storie di molti altri sconfitti, che in fondo non avevano colpe. Poche informazioni si trovano su di lei, immagino che il fatto stesso che il suo caso sia esistito, che lei sia esistita, abbia dato fastidio a molti, perciò meglio dimenticarsene subito. Ma rimane nella mia memoria. Vorrei che le fosse dedicata una statua, perché lei sì che è una martire, lei sì che si è immolata per gli altri, che è morta in nome del sistema per mettere in luce un problema ed evitare che ci fossero altre vittime come lei. Nel frattempo, le divinità pensavano solo a esercitare il loro potere. 

 -Plida

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