Se la scienza è diventata una religione, mi riservo il diritto di essere ateo (parte II)

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Riprendere le proprie vite... questa era la principale preoccupazione. Ancor più pressante di quella di non morire. Le stesse, identiche vite di prima, con gli stessi affanni, le stesse preoccupazioni, le stesse infelicità... Perché tutta questa fretta? 

Non si poteva piuttosto cogliere l'occasione per riflettere su di sé e provare a cambiare qualcosa, senza ripetere gli stessi errori di prima? 

NO! Per quanto oppressiva, la routine lavoro + consumo è rimasto l'unico punto di riferimento delle nostre esistenze, quasi l'unica forma di spiritualità. Lavorare per ottenere la ricompensa del consumo è come la religione dice di soffrire in terra per ottenere la beatitudine celeste. Ma la tua religione è il consumismo, la tua salvezza il denaro. Quel poco denaro che guadagni a discapito della tua salute e che poi sei lesto a spendere per entrare nelle grazie del tuo dio. Il deus economicus. 

Ma non hai imparato niente, anzi avevi una grande smania di tornare esattamente al punto di partenza e quelli come me te lo impedivano. Quelli come me erano il nemico, perché ti costringevano in questo stato di limbo, senza i tuoi appigli terreni. Perché ti costringevano a fermarti a riflettere, a concentrarti su altro, a ricordarti che sì, ci può essere anche altro. Perché ti costringevano a pensare.

Eppure il mio rifiuto non era solo una questione di principio. 

Ora, l'unica giustificazione per cui ti era concesso di non vaccinarti era che il medico ti avesse consigliato di non farlo. Quindi avevi comunque bisogno di un'autorizzazione superiore per decidere di te stesso, la divinità era l'unica ad avere il potere di esentarti. Una simile decisione non poteva nascere da te, il tuo parere non ha un valore tale da poterti permettere la libertà di scelta. Il tuo parere non ha un valore e basta.

Anche con il benestare dall'alto, la tua esenzione veniva comunque vissuta come un affronto, una prudenza ingiustificata, un piagnisteo. Ci si sarebbe comunque aspettati che tu ti esponessi al rischio per quello che all'epoca veniva identificato come il "bene comune". E se morivi, beh... fa parte del gioco. E poi in una "guerra", come piaceva definirla all'epoca, ci sono dei caduti per la causa. Quindi, i caduti erano giustificati per la "causa", ma non per la libertà di scelta. I vincitori hanno sancito l'eroismo degli uni, l'idiozia degli altri.

In ogni caso io non avevo neanche l'autorizzazione suprema, quindi ero imperdonabile. Ma in un certo senso sono stati proprio i medici a dirmi di non farlo, solo non me l'hanno detto esplicitamente. È stato più che altro il loro atteggiamento, che ho avuto modo di osservare negli anni in cui, purtroppo, ho dovuto avere a che fare con loro, che mi ha spinto a dubitare delle loro ferree convinzioni. E alla fine mi sono reso conto che alla base della loro "scienza" c'è tanta arroganza, cecità, diniego e pochissima conoscenza.  

Della società sono sempre stato piuttosto scettico e fin da piccolo ho imparato a rilevarne tutte le contraddizioni. Col tempo ho sviluppato un sano scetticismo di fondo, che mi fa dubitare di tutto ciò che viene venduto come una verità indisputabile. Ma fino a qualche tempo fa questo scetticismo non si allargava fino alla cosiddetta scienza ufficiale, che ritenevo estranea a certe dinamiche, o comunque non del tutto in balia di esse. 

Così, quando mi sono trovato in una situazione complessa, è con una certa fiducia che mi sono affidato alla scienza, che diceva di avere una soluzione. "Ovviamente non è infallibile", dicevano, e questa loro modestia mi ispirava ancor più fiducia. Ma la non infallibilità era il minore dei problemi...

La verità è che, oltre a non essere una soluzione, la loro proposta era quanto di più distruttivo ci potesse essere. Non potevo credere che un intero sistema, retto da chi con orgoglio si fa chiamare "professionista", "professore", "scienziato", avesse permesso una cosa simile. E infatti all'inizio non lo credevo, ero così cieco che mi ero bevuto la loro versione di una "sfortunata serie di coincidenze". Ma poi ho cominciato a mettere in fila gli eventi e un giorno ho avuto una vera e propria illuminazione. Così ho cercato conferme più a fondo. 

Bisogna dire che, nonostante la mia iniziale fiducia, avevo comunque cercato informazioni e rassicurazioni per conto mio prima di affidarmi alla "scienza", a "loro". E già questa prassi non era stata gradita, perché in qualche modo io mi stavo mettendo al loro livello, stavo cercando di acquisire una conoscenza personale quando tutta la conoscenza di cui avevo bisogno era già riposta in loro. Comunque, le mie ricerche non hanno fruttato granché e non ho trovato che conferme più approfondite di quanto mi avevano già detto. Qualcuo mi ha persino detto: "Sì, ma non cercare troppe informazioni se no poi non vai più avanti".

Il problema è che tutte queste informazioni, queste conferme che ho trovato autonomamente provenivano dai canali ufficiali, guardiani della versione univoca propinata dai detentori assoluti del sapere "scientifico". Insomma, quelle fonti erano scritte dagli stessi medici che mi dicevano di "non preoccuparmi", erano l'espressione della stessa visione.

Ma quando poi le coincidenze erano troppe per continuare a credere alle loro storie, mi sono messo a scavare più a fondo e ho scoperto un mondo, anzi che dico, un universo. E questo universo si trova in un'altra dimensione rispetto a quello ufficiale, ma è quello buono. Questo universo è popolato non solo da professionisti e scienziati veri, che hanno saputo mettere in dubbio le verità preconfezionate per cercare di comprendere davvero, ma anche da molte vittime delle divinità, che hanno avuto il coraggio di dubitare della versione ufficiale. È un universo clandestino, che però non avrebbe ragione di esserlo, dato che non è frutto di illegalità o inganno, anzi qui regna l'etica. È come se in un film, l'universo "distopico" fosse in realtà quello dove si vive meglio, mentre quello "utopico" è tale solo nella narrazione di chi lo governa, che a sua volta ha convinto tutti a vederlo come un paradiso terrestre e chi storce il naso viene subito messo da parte.

Perché il problema non è l'universo, sei tu che non riesci a coglierne la bellezza: l'universo in sé e perfetto, il problema sei tu. 

Per qualche tempo sono rimasto a cavallo tra i due universi, cercando un eventuale punto di contatto, ancora indeciso se abbandonare totalmente la dimensione in cui bene o male avevo vissuto fino ad allora, e lanciarmi verso l'ignoto. Ma d'altronde il noto cosa mi aveva dato di così importante da sacrificarmi in suo nome?

Così ho cercato conferme, sottoponendo alle divinità tutto quello che avevo appreso nell'altro universo. Ma si sa che due dimensioni diverse non possono comunicare, infatti ho incontrato solo sdegno, derisione, aggressività, diniego. Per fare un paragone un po' pop, avete presente quella scena di Inception in cui le comparse del sogno si accorgono che i protagonisti non fanno veramente parte del sogno e si accaniscono contro di loro? Ecco, quella è l'identica sensazione che ho provato io quando ho tentato di mettere in discussione le loro parole. Tutto il sistema mi si rivoltava contro.

Tant'è che ho cominciato ad avere paura sul serio. Forse non mi conveniva espormi troppo oppure avrebbero cominciato a prendere dei provvedimenti. Già qualcuno di loro mi aveva proposto di attenermi alla soluzione che mi era stata proposta in origine, solo in modo più drastico, perché chiaramente non aveva funzionato. E quindi bisognava rincarare la dose... 

Il punto è che io non mettevo in discussione la loro versione per principio, ma perché la mia esperienza personale l'aveva totalmente sconfessata. Tuttavia, questa non aveva alcun valore in confronto all'entità della loro conoscenza, superiore sotto ogni aspetto, anche qualitativo, perciò non aveva ragion d'essere se non corredata da qualche conferma divina. E le conferme che già esistono in quantità non valgono perché frutto della mente di normalissimi essere umani, che non possono certo riscrivere la Bibbia.

In un ultimo sprazzo di fiducia verso la divinità, per un po' ho continuato a pregarla e ascoltarla, ma a quel punto ho fatto un'altra scoperta sconcertante. Non solo la divinità non sapeva aiutarmi: dietro la sua maschera c'era... un uomo! E la sua conoscenza era tutt'altro che superiore, anzi era grossolana, pionieristica, paragonabile a quella dei primi esploratori dello spazio. E allo stesso modo la sua religione conosce solo, e sommariamente, una minuscola porzione dell'universo che si propone di sondare, un universo sconfinato. Eppure si crede onnisciente. 

Poi mi sono accorto che i comandamenti non erano affatto dettati dall'alto, ma scritti dagli uomini stessi, e quindi fallaci. Ho visto come tutta quest'impalcatura fosse in realtà un costrutto umano, innalzato per mantenere una cerchia ristretta di uomini al di sopra degli altri. E così sono diventato ateo, perché se posso accettare che una divinità mi sia superiore sotto ogni aspetto, che la mia vita sia alla mercé della sua volontà e del suo dispotismo, che il mio destino sia mio solo in parte perché in realtà è qualcun altro che decide di me, beh questo qualcuno non può essere un uomo come me.

 

- Plida 

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